venerdì 30 maggio 2014

La Cronometro dei Vini


Gallo d'Alba - Sinio - Albaretto della Torre - Serravalle langhe - Cissone - Roddino - Sinio - Bricco del Gallo - Monforte - Castiglione Falletto - Gallo d'Alba (Km 52)


Il Giro d'Italia torna in Piemonte proponendo una succulenta cronometro tra Barbaresco e Barolo, e malgrado le previsoni meteo non troppo favorevoli decido di prendere un giorno di ferie e andare a seguire l'evento dal vivo. Il primo dubbio da sciogliere è se seguire il percorso della crono o confezionarmi un giro ad hoc per poi piazzarmi in qualche punto strategico: considerato che la tappa transita su strade stranote e tecnicamente poco significative, opto per la seconda scelta senza grossi tentennamenti. Quello che amo delle Langhe è che nel giro di pochi giorni e nel raggio di pochi chilometri è possibile tracciare itinerari completamente differenti sotto ogni punto di vista: se un paio di settimane fa avevo privilegiato strade panoramiche e salite lunghe e pedalabili, stavolta disegno un percorso nervoso su stradine secondarie e una successione di muri brevi e tagliagambe, con tratti in pianura praticamente inesistenti.
Decido di partire da Gallo, che rispetto ad Alba è più vicino alla zona che intendo esplorare e dovrebbe garantire maggior facilità di parcheggio. Dopo aver attraversato la cittadina imbandierata di rosa e superato un paio di nastri che chiudno le strade al traffico motorizzato, lascio il percorso della tappa e imbocco la valle Talloria che risalirò per otto chilometri fino a Sinio, un tratto in teoria adatto al riscaldamento ma che, come già successo in passato, si rivela abbastanza dispendioso a causa di un forte vento contrario, non proprio il massimo della vita in vista delle dure salite che mi aspettano. Dopo il passaggio sotto Sinio, proseguo verso Albaretto ignorando per il momento la sinistra indicazione per il Bricco del Gallo, che ritroverò più avanti.
Nel frattempo, mi accingo ad affrontare una prova poco meno impegnativa imboccando la salita di Albaretto che mi accoglie con l'esplicito cartello che segnala la pendenza massima del 18%; appena prima dell'inizio della salita, vengo però attratto da una deviazione a destra che in passato avevo sempre trascurato: si tratta di una stradina che bypassa il centro di Albaretto e raggiunge direttamente il bivio per Serravalle attraversando la borgata Lesme, uno di quei sottilissimi e un po' precari nastri d'asfalto che sanno ancora dare un senso di scoperta a due passi da strade battute da un turismo sempre più invadente. Rispetto alla salita principale per Albaretto, questa è un po' più lunga e si rivela meno dura e onestamente meno bella, ma vale comunque la pena di provarla almeno una volta se si passa da queste parti. Il primo chilometro è piuttosto claustrofobico, chiuso in uno stretto fondovalle semi-inghiottito dal bosco e dalle tipiche rocche argillose del luogo, e propone un andamento piuttosto nervoso con brevissime rampette molto ripide alternate a più lunghi tratti pedalabili e saltuarie brevi contropendenze; successivamente, dopo il passagio su un ponticello, inizia la salita vera e propria che misura circa quattro chilometri, quasi uno in più rispetto a quella di Albaretto, il che significa pendenza media meno accentuata. In effetti, la maggior lunghezza si traduce in concreto non tanto in una ascesa più moderata, quanto nella presenza di tratti anche mediolughi al 4-5% in cui rifiatare alternati ad autentici sbalzi all'insù ampiamente a doppia cifra. Nel complesso, la salita, che una volta uscita dal bosco prosegue fino al termine in mezzo ai noccioleti, è meno esigente dell'altra ma tutt'altro che banale, alcuni passaggi sono molto duri e la sede stradale a tratti rovinata aggiunge ulteriore difficoltà all'incedere; il ricongiungimento con la strada principale, appena prima della rotonda in cresta, è peraltro in capo a un paio delle rampe in assoluto più ripide, ma basta affrontarle con la dovuta cautela per lasciarsele alle spalle senza troppi problemi.
Terminata la prima salita, svolta a destra verso la Pedaggera e poi ancora avanti per tre chilometri fino a Serravalle, dove lascio la strada di cresta per scendere a Cissone e poi proseguire fino al bivio per Roddino su strada bella e filante che disegna ampi tornanti. Dopo circa sei chilometri di discesa, senza soluzione di continuità, arrivo alla seconda salita del giro, introdotta da un durissimo muro di mezzo chilometro al 15% nel quale si esaurisce di fatto quasi tutto il dislivello, dal momento che il successivo chilometro e mezzo è niente più di una panoramica balconata in falsopiano. Il muro è comunque di quelli che fanno male, senza un metro per respirare, e va affrontato con prudenza per non rischiare di andare fuori giri; il lato buono è che quando finisce porta in eredità una splendida vista su buona parte delle Langhe, miglior balsamo possibile per farsi passare fiatone e fatica.
A Roddino, svolta a destra e un paio di chilometri di morbida discesa, poi, quando la strada riprenderebbe a salire verso la Pedaggera, abbandono la provinciale per imboccare una nuova stradina che attraversando in discesa la borgata Villaro mi riporta velocemente a Sinio. A metà della discesa, sulla sinistra è ben visibile sulla collina a fianco la strada che sale poco più in là al Bricco del Gallo e che mi toccherà da lì a poco: già da questa prospettiva l'impressione è di una salita molto 'dritta', ma quel che mi troverò sotto i pedali supera ogni previsione. Tornato a fondovalle e ripercorsa la strada verso Gallo per poco più di 100 metri, arrivo subito al bivio a sinistra per il famigerato Bricco, che dopo un brevissimo tratto in piano e una curva a destra presenta immediatamente il suo salatissimo conto. La salita vera e propria misura solo 1100 metri ma è di quelle difficili da dimenticare. I primi 300 metri formano una semicurva con pendenze a salire dal 10 al 15%, poi, dopo un tornantino ancora durissimo, per un breve tratto la salita prosegue su pendenze più umane fino a una curva a sinistra e subito dopo una casa gialla: da questo momento si entra nella fase più dura che per mezzo chilometro richiederà il massimo sforzo. Non so quantificare con precisione la percentuale della pendenza, a occhio direi più 20 che 15%, ma l'unico aggettivo che mi è venuto in mente mentre arrancavo è 'terrificante', a maggior ragione dal momento che la stavo scalando con un rapporto inadeguato come il 39x25. Non c'è molto da aggiungere su queste rampe assassine, se non che quello che mi ha dato la forza di non mollare è la consapevolezza che non sarebbero durate a lungo e così, facendo una sorta di conto alla rovescia delle pedalate che mancavano a raggiungere il tornantino finale, ho proseguito stringendo i denti e non disdegnando un po' di zigzag negli ultimi 100 metri. Raggiunta in un modo o nell'altro la fine del muro, la salita prosegue in realtà per circa un chilometro e mezzo su pendenze normali, ma ormai sembra di pedalare in piano, tanto marcata è la differenza col settore precedente.
Arrivato alla strada proveniente da Serralunga, il programma originario avrebbe previsto una nuova discesa a Fontanafredda e successiva risalita a Monforte da Perno, senonché il tempo, incerto fin dalle prime pedalate, sta andando verso un deciso peggioramento, con le prime gocce che iniziano a cadere. Non è proprio il caso di aggiungere un acquazzone alla fatica, per cui svolto a sinistra direttamente verso Monforte. Un ultimo chilometro di salita moderata, poi cinque chilometri di facile discesa mi portano al centro del paese, dove mi concedo una pausa pranzo in compagnia di un gruppetto di suiveurs del giro che arrivano da Dogliani.
Dopo la sosta, l'ultima parte del giro prevede di raggiungere Castiglione Falletto, dove mi apposterò all'altezza di una curva a gomito per assistere alla lunga sfilata degli atleti, guastata solo in parte da un breve ma intenso temporale dal quale trovo un rifugio di fortuna.
La tappa a cronometro sarà vinta dal colombiano Uran che nell'occasione indosserà anche la Maglia Rosa strappandola a un Evans piuttosto spaesato, che quasi mi finisce in braccio andando lungo sulla curva strettissima. Tutto sommato, il solito divertente spettacolo che vale la pena di riproporsi più o meno a cadenza annuale, e al termine ultimi sette chilometri in discesa per tornare al punto di partenza.

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