martedì 3 giugno 2014

La Strada della Vetta


Torino - Eremo - Pecetto T.se - Eremo - Colle della Maddalena - Torino (Km 21)


Torino - Pino T.se - Eremo - Colle della Maddalena - Torino (Km 20)


Un paio di giorni dopo la trasferta nelle Langhe al seguito del Giro, colgo un'ora libera nel tardo pomeriggio e ne approfitto per fare una puntata sulla collina torinese. Da anni sento parlare di una famigerata 'Strada della Vetta' come della più dura di tutta la collina, e pur non amando questo tipo di esercizio fachiresco, incoraggiato dalle buone sensazioni lasciatemi dai tre muri langaroli, decido infine di provarla. Visto il poco tempo a disposizione, il percorso è presto disegnato e tutto incentrato sul passaggio topico.
Parto da piazza Vittorio, supero il ponte sul Po e la Gran Madre, e immediatamente la strada comincia a salire sotto i pedali, dapprima dolcemente fino al semaforo di corso Lanza, poi in maniera decisa sin dai primi tornantini verso Villa della Regina. La salita che porta all'Eremo è lunga circa cinque chilometri e mezzo ed è duretta, con pendenza media sopra il 7%, frequenti passaggi intorno al 9% e solo di tanto in tanto qualche tratto in cui rifiatare, il più lungo dei quali dopo poco più di un chilometro, appena superati Villa Genero e l'ospedale S. Camillo. Gli aspetti positivi sono che si affronta con le energie intatte e che è tutto sommato regolare, è vero che ogni tanto si tocca la soglia del 10%, ma non ci sono contropendenze o passaggi 'troppo' facili che spezzano il ritmo e rendono difficile trovare la giusta cadenza con cui salire. Al contrario, una volta trovati il rapporto e la pedalata giusti, basta proseguire sullo stesso passo per andare su senza grandi affanni, in questo supportato da uno stato di forma finalmente adeguato alla stagione.
È dunque in discreta scioltezza che arrivo al piazzale dell'Eremo, dove lascio momentaneamente la strada per la Maddalena e prendo la discesa a sinistra in direzione della rotonda del colle Arsete e poi di Pecetto. Poco prima dell'ingresso nel paese delle ciliegie, la spettacolare balconata sulla pianura torinese fa da ingannevole preludio all'attacco a una delle più infernali salite in cui sia mai incappato (o per meglio dire, uno dei più infernali tratti in salita, dato che il settore 'impossibile' misura circa mezzo chilometro, un quarto del totale).
Il muro che da Pecetto riporta all'Eremo in un paio di chilometri al 10% medio è in realtà estremamente discontinuo, cosa che lo rende ancor più insidioso. Le prime rampe sono molto dure, per circa 300 metri si sale intorno al 12-13%, ma tutto sommato gestibili senza troppi problemi, poi la salita si ammorbidisce per un discreto tratto diventando normale fino a incrociare la strada proveniente dal Redentore. È in questo punto che cambia tutto, la salita diventa per 500 metri un girone dantesco dove in più di un punto si supera la barriera del 20% e nei tratti più 'facili' si rimane comunque sopra il 10. Se due giorni prima le rampe del Bricco del Gallo mi erano sembrate terrificanti, queste della strada della Vetta sono assurde. Semplicemente, per come io vedo il cicloturismo su strada, questa è una strada da MTB e non da bici da corsa, o almeno andrebbe affrontata con rapportini molto più corti del 39x25 che monto sulla mia vecchia e fedele Cucchietti. Fatto sta che un paio di volte, nei passaggi più verticali, sono costretto a mettere il piede a terra, non tanto per mancanza di fiato o per essere andato fuori giri, ma proprio perché non ho la forza per completare il giro della pedalata. Ripartito ogni volta non senza difficoltà a mantenere in equilibrio la bicicletta, arrivo infine al termine del muro all'altezza di San Luca, dove la strada si addolcisce progressivamente fin quasi a spianare poco prima dello scollinamento, nell'unico punto dell'intera salita che peraltro offra una bella visuale sulla pianura; da qui, una breve discesa riporta alla strada per il colle della Maddalena appena sopra l'Eremo.
In conclusione, posso parlare di uno sfizio che può valer la pena di togliersi, a patto di disporre di rapporti molto corti o di una gamba molto ma molto potente; se si considera però l'aspetto puramente tecnico di quel mezzo chilometro surreale e la valenza paesaggistica pressoché nulla della salita nel suo complesso, direi che per me non esiste motivo per ripetere l'esperienza in futuro. Con questo pensiero in testa, affronto l'ultimo chilometro che mi separa dai 700 metri del colle della Maddalena. Si sale con costanza, in qualche tratto anche al 9%, ma pare addirittura di andare in discesa rispetto a un chilometro prima, e così posso festeggiare l'arrivo al colle con una bella volata. Da qui, veloce rientro in città dal parco dell Rimembranza e poi dalla strada della val Salice per chiudere un giro breve, ma che è riduttivo definire intenso.

Pochi giorni dopo, approfittando di un paio d'ore libere, replico il giro in versione light, affrontando la salita al colle della Maddalena da uno dei versanti più dolci, quello di Pino Torinese. Da corso Casale, si arriva a Pino dopo circa cinque chilometri abbastanza regolari e sinceramente altrettanto trafficati e monotoni. Dopo un primo chilometro molto facile, la salita si attesta sul 7% fin quasi all'entrata in Pino, lungo un'infinita serie di curve e controcurve tutte uguali che rendono difficile capire in quale punto ci si trovi. L'assenza di rilevanti cambi di ritmo consente d'altronde di salire senza problemi fino al bivio per Pecetto, dove di fatto la salita si spezza in due: i tre chilometri che portano al colle Arsete sono infatti molto pedalabili, con l'aggiunta di un paio di contropendenze che permettono di respirare in vista dell'ultima e più impegnativa parte della salita. Dal colle Arsete al piazzale dell'Eremo c'è infatti un buon chilometro abbastanza duro, poi, raggiunta la strada per il colle, rimane l'ultimo chilometro per raggiungere il colle, e da questo punto ripercorro tale e quale il giro del sabato precedente, completando positivamente un allenamento serale che mi riconcilia con la collina torinese.

1 commento:

  1. Complimenti per salire con quei rapporti!!!

    La salita verso Pino è, come dici tu, trafficata e in parte monotona (il primo tratto sicuramente)
    Ti consiglio però di farla in discesa perché tutti quei tornanti meritano, alcuni sono molto chiusi. Se non erro è dove Pantani trovò un'auto in discesa durante la Milano-Torino del 95.

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