mercoledì 24 aprile 2013

Dal Ponte Isabella alla collina


Torino - S. Vito - Revigliasco - Pecetto - Chieri - Baldissero T.se - Superga - Torino (Km 37,3)


Continua l'aprile piovoso e così anche una finestra di un paio d'ore ritagliata dopo il lavoro diventa un'occasione per un probante allenamento sulla collina torinese. Disegnare un bel percorso di una quarantina di chilometri fuori porta è la cosa più facile del mondo grazie al dedalo di strade e stradine che tagliano e scavalcano in lungo e in largo le alture a est del Po: l'unico imbarazzo è la scelta di volta in volta delle salite da scalare, e in questo caso i due obiettivi sono il Parco della Rimembranza dal famigerato versante del Ponte Isabella e Superga da Chieri attraverso la solitaria strada di Valle Ceppi.
Dopo un breve riscaldamento di un paio di chilometri lungo la ciclabile di corso Moncalieri, raggiungo la deviazione a sinistra all'altezza del Ponte Isabella, da cui comincia una delle salite al colle della Maddalena più difficili e mitizzate. A scanso di equivoci, va subito detto che l'altimetria presente su Salite.ch è alquanto imprecisa, quasi terroristica laddove indica per i primi due chlometri un dislivello di 250 metri, per una media del 12,5% da far rabbrividire il Mortirolo: in realtà, i chilometri dall'attacco della salita al bivio con la strada della val Pattonera sono 2,5 e il dislivello coperto è di 230 metri, per una media complessiva del 9% abbondante, ragguardevolissima ma pur sempre umana. Intendiamoci, la salita è dura, a tratti durissima, con frequenti tratti sopra il 10% e picchi oltre il 15%, ma si tratta in genere di brevi sbalzi compensati da passaggi pedalabili che consentono di rifiatare in attesa della successiva stilettata; per restare in zona, la Sassi-Superga è sicuramente più impegnativa, perché lì i muri sono molto più lunghi e obbligano al massimo sforzo per tempi prolungati, con rischio di andare fuori soglia decisamente maggiore.
Dal ponte alla chiesa di S. Vito, la salita è invece abbastanza discontinua, ed è semmai l'ultimo mezzo chilometro alla chiesa al bivio della val Pattonera a essere più duro: qui si sale intorno al 10% e non c'è davvero più un centimetro per recuperare. È però l'ultima grande difficoltà da superare, perché da qui al quadrivio Raby ci sono 500 metri abbordabili, e dopo un altro strappo a doppia cifra si raggiunge la tregua del Pian del Lot, un settore in piano di circa 300 metri utile per mettere in ordine idee e gambe. Quando la strada riprende a salire, per un tratto fino all'11%, si raggiunge in fretta il bivio per Revigliasco, dove per questa volta è previsto il mio scollinameto anticipato, con risparmio dell'ultimo, duro chilometro che precede il colle vero e proprio.
La discesa a Revigliasco è larga, ripida e purtroppo molto trafficata, cosa che induce le auto a percorrerla ad alta velocità e il sottoscritto ad affrontarla con la dovuta cautela, anche per via della sabbia presente in alcuni tratti. Raggiunta la rotonda di fine discesa, punto a Pecetto, distante un solo chilometro tuttavia molto nervoso, con due rampe piuttosto dure intervallate da una cunetta. Da Pecetto a Chieri i chilometri sono cinque e in prevalente discesa, ma anche in questo caso non mancano un paio di contropendenze, né un traffico abbastanza intenso.
Attraversata Chieri e percorso un buon chilometro quasi pianeggiante in direzione di Pino, imbocco la deviazione a destra per Superga, dove arriverò dopo i passaggi a Valle Ceppi e Baldissero. I primi tre chilometri in falsopiano sono per me i più difficili da gestire, perché la tentazione è di scalare un rapporto più duro, ma il timore quello di guastare i muscoli in vista della seconda salita di giornata. Alla fine trovo una giusta via di mezzo e raggiungo l'abitato di Valle Ceppi in buona scioltezza. Da qui, comincia una salita che nel giro di sei chilometri generalmente agevoli mi porterà ai piedi della basilica attraverso un versante molto aperto caratterizzato da prati di un verde sfolgorante. Fino a Baldissero si sale su pendenze leggere, tra il 3 e il 7%, mentre in uscita dal paese si incontra l'unico tratto davvero difficile: un rettilineo seguito da una curva a destra al 12%. Superato l'ostacolo, la salita prosegue discontinua ma mai impegnativa fino al bivio con la provinciale per Superga e quindi l'abitato sotto la basilica un paio di chilometri più in là.
Al bivio del bar, potrei fare l'ultimo sforzo per salire fino al piazzale, ma nel frattempo si è fatto tardi e comincia a fare freddino, per cui decido saggiamete di imboccare la discesa ai Sassi e chiudere il giro dopo aver percorso a tutta gli ultimi tre chilometri su corso Casale: una bella sgambata, in previsione di altri giorni di pioggia.

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