lunedì 16 agosto 2010

L'Iseran



Bonneval-sur-Arc - col de l'Iseran - Bonneval-sur-Arc (Km 26,3)



È il colle più alto d'Europa, quanto basta per farne una meta tra le più ambite per qualunque pedalatore che si rispetti. Lunghezza della salita, dislivello totale e pendenza media relegherebbero l'Iseran lontano dalle scalate alpine più impegnative, ma numeri e dati statistici non possono rendere giustizia di tutte le variabili insite in un itinerario che si arrampica a queste altitudini estreme.
Un paio d'ore di macchina che comprendono lo scollinamento al Moncenisio, e finalmente raggiungo Bonneval-sur-Arc, località a circa 1800 mslm dove ho fissato il punto di partenza. La giornata è bella, cielo azzurro solo in parte coperto dai soliti addensamenti pomeridiani, ma non c'è rischio di pioggia e questa è l'aspetto più incoraggiante quando inforco la bicicletta.
Ho studiato l'altimetria con attenzione e devo dire che per una volta rispecchia molto fedelmente la realtà: i pianori indicati esistono davvero, così come i ripetuti picchi a doppia cifra. La salita peraltro presenta a bordo strada ad ogni chilometro un cippo con indicati chilometri mancanti, altitudine e pendenza media del chilometro successivo. Quest'ultimo dato è in realtà il meno indicativo, perché l'ascesa è abbastanza discontinua e un 7% può significare di volta in volta un chilometro con pendenza regolare oppure uno con tratti in sequenza al 3 e al 10%. Meglio dunque lavorare di testa e aspettarsi il peggio dietro ogni curva.
Il tempo di uscire dall'abitato, superare un tornantone a sinistra e si fa già sul serio: i primi tre chilometri con pendenze all'8-9% portano attraverso due interminabili diagonali alla sommità delle prime alture a nord di Bonneval, dove si incontra il primo tratto in piano. La gamba gira abbastanza bene e l'aria comincia a farsi frizzante attorno ai 2000 metri. Approfitto del pianoro (pendenza al 3%) per alleggerire lo sforzo e godermi in pieno i primi maestosi panorami: da questo punto è già possibile vedere quasi tutta la strada che da lì a poco salirà al colle incuneandosi sul versante destro del vallone.
Superato un ponticello, la strada riprende a salire con pendenze medie fino a un tornate a destra che segna un netto inasprimento: per un buon chilometro adesso si sale al 10%, poi al successivo tornante a sinistra la pendenza si fa di nuovo un po' più regolare a sul fondo del lunghissimo rettilineo si intravede il traguardo intermedio del secondo tratto in falsopiano su cui rifiatare.
Stavolta non si tratta di un pianoro ma di qualche centinaio di metri di strada scavata nella roccia con pendenza nuovamente intorno al 3-4%; l'unico problema è che nel frattempo l'altitudine è sensibilmente cresciuta, adesso siamo intorno ai 2400, l'aria frizzante si è fatta freddina e dalla val d'Isère al di là del colle stanno salendo nuvoloni che si portano appresso un vento gelato e soprattutto contrario al mio senso di marcia.
Per un momento sono tentato di fermarmi un istante a indossare il k-way, poi decido di resistere, tanto lo sforzo contribuisce a non farmi sentire il freddo.
Il tratto in falsopiano termina dopo una breve galleria a quota 2500, e una svolta a sinistra introduce agli ultimi due terribili chilometri, battuti da un vento freddo e potente, senza più curve fino ai 300 metri e con pendenza costantemente attorno al 10%. È il momento di fare lo sforzo decisivo andando a cercare le ultime residue energie. Per un buon chilometro procedo ad andatura via via più lenta, mentre sulle braccia fa la sua comparsa la pelle d'oca; appena superato il cippo che indica l'ultimo chilometro, invece di incoraggiarmi, la vista davanti a me di una sella molto più in alto del punto in cui mi trovo mi trae in inganno facendomi immaginare gli utlimi 900 metri a pendenze impossibili, e mi convinco a rifiatere per un minuto.
Quando riparto, raggiunto il tornante davanti a me a poche centinaia di metri, ho la sorpresa di trovarmi sotto i pedali un ultimo brevissimo tratto in falsopiano che mi dà la forza di affrontare con buon morale la successiva rampa ancora al 10%; e quando esco dal curvone a destra che la segue, la sorpresa è doppia nel trovarmi improvvisamente davanti il cartello che indica i 2770 metri del col de l'Iseran e con esso la fine della salita.
Sul colle sono parcheggiate alcune biciclette, ma i padroni sono tutti rintanati nel bar a bordo strada per ripararsi dal freddo intenso.
Decido di fare la stessa cosa e prima di scendere mi concedo una cioccolata e un panino. Pochi minuti ed è già ora di lasciarmi alle spalle questo gigante delle Alpi francesi e buttarmi nella discesa: i primi due chilometri sono tremendi per il freddo che mi fa tremare le braccia e con esse la bicicletta sotto i miei piedi. Raddoppio la prudenza, ne approfitto per fare qualche foto ricordo della splendida impresa e attendo che da lì a poco la temperatura torni a livelli più sopportabili.
Da questo momento, ho finalmente la possibilità di godermi una discesa spettacolare quanto sicura, grazie a un manto stradale in perfette condizioni. Il rientro a Bonneval mi regala una lunga serie di scorci difficili da dimenticare, fino agli ultimi tre chilometri da cui si riesce a godere di una meravigliosa vista su tutta la fondovalle dell'Arc.
Non vado in bicicletta per apporre bandierine, ma devo ammettere che la soddisfazione di aver scalato per la prima volta l'Iseran è grande e si va aggiungere alle tante altre memorabili conquiste del mio passato a cavallo delle due ruote.

Nessun commento:

Posta un commento