giovedì 19 agosto 2010

Il col du Granon



Saint-Chaffrey - col du Granon - Saint-Chaffrey (Km 24,6)



Seconda uscita francese per scalare un altro mostro sacro alpino. Stavolta il Granon vince il ballottaggio col Galibier per tre buoni motivi: è un po' più vicino, è un po' più basso e - soprattutto - il Galibier è uno di quei colli che di riffa o di raffa prima o poi lo farò; il Granon non l'avessi fatto in questa occasione rischiava di rimanere forse per sempre tra i buoni propositi irrealizzati.
Del Granon ho letto recensioni entusiastiche. Dal mio punto di vista, dividerei il giudizio su due aspetti: tecnicamente basta una parola, è semplicemente terribile, per durezza e continuità mi ha ricordato gli ultimi 10 chilometri dell'Agnello, lunghi rettilinei, semicurve, pendenze sempre attorno al 10% e mai, mai un minuto di respiro, di pianetti non si parla proprio, al massimo qualche decina di metri in cui l'erta si addolcisce, ma alla rampa successiva è subito pronto il conto da pagare con una rasoiata terrificante; quanto al paesaggio, non so che dire, forse la giornata grigia ha incupito le panoramiche d'alta montagna, lo sforzo mi ha impedito di godermi appieno l'ambiente circostante, o il traffico inaspettato mi ha innervosito, fatto sta che la salita mi è parsa ben lontana dalla sensazione di maestosità e di grande impresa che solo 15 giorni prima mi aveva trasmesso l'Iseran.
C'è poi da dire che il Granon è il tipico esempio di esercizio di stile: è una strada che potrebbe tranquillamente non esistere, non inizia e non finisce da nessuna parte, non collega niente, è una mera arrampicata sul fianco di una montagna, bellissima per carità, ma alla fine rimane la vaga domanda: ne valeva la pena? Risposta sibillina: sì, ma non lo rifarei.
Ho poco tempo a disposizione (sono partito in macchina all'una) e il meteo non promette niente di buono: nuvoloni grigi tutto attorno e rischio freddo, più che pioggia. Meglio quindi avvicinarmi il più possibile all'inizio della salita e parcheggiare direttamente a St.-Chaffrey, scelta alla fine saggia perché il paio di chilometri che separano il paesino da Briançon sono trafficatissimi e tecnicamente del tutto irrilevanti. Il guaio sarebbe che in questo modo dopo una manciata di colpi di pedale si attacca subito la salita ripida, ma tutto sommato questo non è mai stato un grosso problema per me, carburo in fretta e il difficile semmai è mantenere la cadenza quando la scalata supera l'ora, e secondo i miei ritmi attuali qui si andrà parecchio oltre.
Dopo poche centinaia di metri dalla partenza, è dunque già ora di svoltare a destra in direzione Col du Granon. La prima rampa che porta alla borgata di Villard-Laté è l'unico sconto accordato dai quasi 12 chilometri di ascesa: si sale attorno al 5% per circa mezzo chilometro ma non è una buona notizia perchè già il tratto che attraversa la seconda parte del paesino presenta pendenze ben sopra il 10%. È l'esplicito messaggio di benvenuto del Granon.
I cinque chilometri che seguono sono un susseguirsi di diagonali lungo il fianco della montagna intervallati da sei tornanti. Le rampe verso ovest sono quasi sempre terribili, quelle di ritorno verso est un po' più pedalabili seppur punteggiate da frequenti sbalzi a doppia cifra. Ne consegue una pendenza media intorno al 9%, tutto sommato gestibile grazie alle riserve di energie ancora intatte. In questa prima parte di salita la strada attraversa una boscaglia abbastanza anonima e a me non resta che concentrarmi sullo sforzo cercando di centellinare le forze, il che significa evitare accuratamente accelerate nei rari casi in cui la strada sotto i pedali lo permetterebbe.
All'uscita dall'ultimo tornante, inizia la seconda metà dell'ascesa e il panorama attorno a me cambia radicalmente: adesso il ripido fianco della montagna ha lasciato il psto a uno splendido pendio prativo, in apparenza molto più dolce, in realtà durissimo perché adesso la strada sale quasi senza curve, col risultato che il chilometro e mezzo che segue è il più impegnativo in assoluto con l'11% di media. È il momento più duro del percorso, non tanto per la difficoltà in sé, quanto perché al termine di questo lunghissimo strappone mancheranno ancora più di quattro chilometri alla vetta, tutti dal 9 al 10%. Non posso fare a meno di profondere il massimo sforzo, avanzo con pedalata lenta cercando di concentrarmi sulla semicurva successiva nella speranza che segua una rampa più abbordabile, ma non è mai così: è in questo momento che mi viene in mente il paragone con l'Agnello. C'è solo da tenere duro e aspettare con pazienza che la pendenza diminuisca leggermente.
Quando questo accade, ai 4,5 dalla vetta, il sollievo è purtroppo minimo, nel senso che le gambe riuscirebbero a girare meglio, ma mi mancano ormai le energie necessarie a imprimere un significativo cambio di ritmo.
Il superamento di lì a poco di un paio di tornantini mi consente comunque di rifiatare quel tanto che basta per affrontare il chilometro che manca all'ultimo tornante, quello che prelude all'ultimo tremendo drittone verso est fino all'agognato colle.
Ai tre dalla vetta mi raggiunge un ciclista sulla cinquantina. Pure lui monta una bici Cucchietti - di almeno tre generazioni più moderna della mia - che sale agile grazie alla tripla. Io arranco con un rapporto molto più duro del suo ma riusciamo a scambiare qualche parola prima che mi molli definitivamente: è di Saluzzo e ha già fatto il Galibier, ma il Granon è decisamente più impegnativo.
Amen, nel giro di poche centinaia di metri mi stacca e io continuo la mia ascesa solitaria, che nel frattempo è diventata una specie di calvario. Con grande fatica scavalco una rampetta dopo l'altra, siamo ormai ben sopra i 2000 metri e comincia a fare freddino e a cadere qualche goccia sparsa: niente di preocupante e molto meno freddo che sull'Iseran, in ogni caso. La pedalata si fa via via più pesante, manca ormai meno di un chilometro qaundo mi rendo conto che sto per andare fuori giri e non mi resta che fermarmi un momento: il tempo di tirare quattro respiri profondi e finire la borraccia e si ricomincia: superata la svolta a sinistra mi compare davanti il complesso del forte Granon preceduto dal cippo che indica il mezzo chilometro al colle. Non resta che l'ultimissimo sforzo per oltrepassare gli ultimi due tornantini con la strada che finalmente spiana un po', poi è l'arrivo sul piazzale del colle.
Un paio di foto e poi veloce vestizione del k-way prima di affrontare la discesa. In salita non me ne ero neppure accorto, ma il fondo è piuttosto sconnesso con frequenti gobbe e avallamenti. Scendo con la consueta cautela e raggiungo la macchina senza troppi patemi, stanchissimo ma (quasi) felice.

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