martedì 6 aprile 2010

Le colline di Acqui



Incisa Scapaccino - Castelnuovo Belbo - Bruno - Mombaruzzo - Maranzana - Ricaldone - Acqui Terme - Terzo - Montabone - Castel Boglione - Nizza M.to - Incisa Scapaccino (Km 53,2)



Sabato pomeriggio di poca gamba per l'ultima uscita di un marzo abbastanza deludente, in attesa di una primavera-estate tutta da verificare. L'obiettivo fissato è quello di raggiungere Acqui, e visto che nell'ultimo mese la condizione è peggiorata invece di migliorare, decido di tagliare qualche chilometro e di partire da Incisa.
Il tempo è buono, giornata con buona luce e cielo nel complesso quasi sempre azzurro, ma in questo periodo non può mancare il vento, che infatti si rivelerà a lunghi tratti un elemento di disturbo, particolarmente sgradito in alcuni tratti pianeggianti in teoria destinati al recupero.

lunedì 15 marzo 2010

A cavallo del Tanaro



Masio - Rocchetta Tanaro - Cerro Tanaro - Monfallito - Castello d'Annone - Azzano d'Asti - Rocca d'Arazzo - Montegrosso - Mombercelli - Bricco - Castagnassa - Masio (Km 59,5)



Torno in sella dopo una sosta di quindici giorni, e devo dire che l'inattività a tratti si fa sentire. Aumento un po' lunghezza del percorso e dislivello rispetto all'ultima uscita, inserendo ben sei salitelle, e alla fine mi ritrovo con un responso non del tutto atteso: bene il fondo, con 60 km pedalati tutto sommato in buona scioltezza; meno bene del previsto in salita, dove negli ultimi strappi patisco l'affiorare dell'acido lattico nelle gambe. La scelta di non tagliare le due salite finali al Bricco e alla Castagnassa spero si riveli azzeccata per le prossime uscite prepasquali, con tutte le incognite del caso.
Stavolta metto sulla carta un itinerario pieno di saliscendi tra le due sponde del Tanaro, pronto a modificarlo in corso d'opera a seconda dell'andamento della giornata.

lunedì 1 marzo 2010

Il dolce naufragar tra Nizza e Mombaruzzo



Masio - Belveglio - Vinchio - Vaglio Serra - Nizza M.to - Mombaruzzo - Bruno - Bergamasco - Oviglio - Masio (Km 51,3)



Bella giornata di bici in quest'ultimo fine settimana di febbraio. Mi muovo di sabato perchè domenica è prevista pioggia, e anche se il sole è coperto da uno strato di nuvole, la temperatura è più che accettabile: sopra i 10 gradi, salvo qualche tratto all'ombra e qualche altro attraversato da una corrente fredda.
Per questa terza uscita, aumento ancora il chilometraggio (sopra i 50) e un po' il dislivello, concentrato tutto nella parte centrale, quasi interamente inedita e a tratti faticosa in rapporto alla stagione.

lunedì 22 febbraio 2010

Su e giù attorno a Mombercelli



Masio - Belveglio - Vinchio - Mombercelli - Montaldo Scarampi - Roeto - Mombercelli - Belveglio - Masio (Km 40,6)



Non è esattamente il giro che avevo preparato, ma per un freddo pomeriggio di fine febbraio basta e avanza; alla fine metto in cascina altri 40 chilometri e un paio di salitelle, la prima delle quali in teoria breve ma molto tosta, mentre un terzo strappo rimane in canna per la prossima occasione.
Parto subito dopo pranzo con sole velato e leggero vento alle spalle, condizioni ideali per i primi dieci chilometri di riscaldamento lungo una deserta val Tiglione, fino a Belveglio. Quando lascio la provinciale e, dopo un altro chilometro in piano, imbocco a sinistra una delle stradine che portano a Vinchio, sono preparato ad affrontare il paio di chilometri che si annunciano come i più difficili della giornata. Purtroppo, appena la strada inizia a salire, mi trovo davanti una brutta sorpresa: la parte centrale della salita non solo è sterrata, ma ridotta a un impraticabile impiastro di neve e fango. Sono rischi che si corrono quando ci si infila in strade troppo sconosciute, fatto sta che non mi resta che mettere i piedi a terra e proseguire per qualche centinaio di metri con la bici a fianco. Quando finalmente torna l'asfalto e posso risalire in sella, buona parte del dislivello è già alle mie spalle, ma prima di raggiungere Vinchio rimangono un paio di rampe buone per testare la gamba in salita.

lunedì 15 febbraio 2010

Tra Tanaro e Belbo



Masio - Castelnuovo Belbo - Incisa Scapaccino - Vinchio - Cortiglione - Castagnassa - Masio (Km 33,7)



L'inverno infinito concede una tregua di qualche ora di mezzo sole tra una nevicata e l'altra. Sembra più fine gennaio che metà febbraio, siamo ancora parecchio sotto i dieci gradi e non sono queste le giornate che mi invogliano a inforcare la bici. Però le settimane passano, l'astinenza dura da tre mesi abbondanti e sono stufo di aspettare i primi cenni di una primavera che rischia di arrivare parecchio più tardi del solito.
Il percorso del primo giro della stagione era pronto da settimane, non resta che coprirsi bene e partire subito dopo pranzo, nel breve scorcio di pomeriggio con temperatura umana. C'è di buono l'assenza di vento, sia perché l'aria sarebbe fredda, sia perché affrontare le prime pedalate dell'anno controvento non è mai un piacere.

lunedì 18 gennaio 2010

Cinquant'anni senza Airone


Avrei voluto arrivarci in bici, poi un raffreddore micidiale e i tempi ristrettissimi mi hanno convinto a ripiegare sui mezzi motorizzati: macchina fino a Villavernia, poi navetta per Castellania.
Da quando seguo il ciclismo, e più tardi ho cominciato a pedalare anch'io, i miei campioni preferiti sono stati Argentin, Bugno e Pantani. Prima e sopra di loro l'icona dell'uomo che diventa altro a cavallo di una bicicletta: Fausto Coppi.
Il Campionissimo è morto quasi dieci anni prima della mia nascita, il suo apice sportivo risale agli anni tra la fine dei Quaranta e l'inizio dei Cinquanta, un'epoca che posso solo immaginare, filtrata da racconti, letture e filmati di repertorio.
Eppure mi sono sempre sentito un coppiano, per l'idea che mi sono fatto del suo modo di stare al mondo che sapeva magistralmente riprodurre in corsa. Un uomo solo al comando sulle strade del Giro, dove precedeva gli avversari di qualche manciata di minuti, e su quelle della vita, dove precorreva i tempi di qualche decennio. Ma tutto quasi per sbaglio, con un atteggiamento schivo di chi sembra subire la propria grandezza e unicità, prima ancora che cavalcarla e sfruttarla commercialmente. Un uomo tanto grande e unico che il destino cercò in tutti i modi di mettergli i bastoni tra le ruote mentre gli si inchinava impotente.
Quanto basta per svegliarsi di buon'ora in un freddo mattino d'inverno di mezzo secolo dopo, per rendere omaggio al più grande atleta italiano di tutti i tempi, per pensare non 'io c'ero', ma 'non potevo non esserci' la prossima volta che monterò in sella.

martedì 5 gennaio 2010

Un omino con le ruote



Un omino con le ruote
contro tutto il mondo
Un omino con le ruote
contro l'Izoard
e va su ancora
e va su

Viene su dalla fatica
e dalle strade bianche
La fatica muta e bianca
che non cambia mai
E va su ancora
E va su

Qui da noi per cinque volte
poi due volte in Francia
Per il mondo quattro volte
contro il vento due
Occhi miti e naso che divide il vento
occhi neri e seri
guardano il pavé

E va su ancora
E va su
E va su ...

Poi lassù ,
contro il cielo blu
con la neve che ti canta intorno
E poi giù
Non c'e' tempo per fermarsi
per restare indietro
la signora senza ruote
non aspetta più
un omino che non ha
la faccia da campione,
con un cuore grande
come l'Izoard

e va su ancora
e va su
e va su
e va su ...