venerdì 28 febbraio 2014

Da Cavoretto al colle della Maddalena


Torino - Cavoretto - Monte Calvo - Colle della Maddalena - Eremo - Torino (Km 20)


La città di Torino, addossata alla sua collina, ha un grande e non scontato pregio ciclistico: permette di gustarsi la classica 'oretta di bici' su strade tranquille e allenanti non appena attraversato il Po. Ce n'è per tutti i gusti, basta infilare una qualsiasi strada che si arrampica in collina e si trova di tutto, soprattutto si ha la certezza di imbattersi prima o dopo in qualche rampa a doppia cifra che dà spessore all'uscita e aggiunge quell'irrinunciabile senso di conquista anche all'ennesimo passaggio sotto il faro del colle della Maddalena.

venerdì 14 febbraio 2014

10 anni senza Pirata

Il 14 febbraio 2004, giorno della scomparsa anche fisica del Pirata, è l'11 settembre del ciclismo, la data che segna per sempre un prima e un dopo, il momento del non ritorno che spegne anche l'ultimo flebile fuoco del Giro 2003 e che consegna un'ambigua epopea sportiva agli atti irrevocabili di una tragedia umana.
Qualunque giudizio si dia della sua parabola sportiva, è innegabile che Pantani sia stato l'ultimo atleta capace di coinvolgere emotivamente un'intera nazione, più ancora di Tomba o di Valentino Rossi che pratica(va)no sport meno popolari del ciclismo.
Dopo di lui, il peloton è un agglomerato di gente che va in bici, magari mulinando i pedali a ritmo forsennato, ma senza la follia che ispirava le imprese dello scalatore romagnolo. Il ciclismo dopo Pantani è andato e andrà avanti, ha conosciuto epigoni robotici (Armstrong, Froome), grotteschi (Riccò, Di Luca), effimeri (Contador, Wiggins), minimalisti (Basso, Nibali), gente che ha vinto quattro volte tanto, ma neppure sommandoli tutti si arriva alla popolarità e alla capacità di far sognare del Pirata.
Marco Pantani, il ciclista che morì - prematuramente - due volte.

mercoledì 12 febbraio 2014

La felice sgobbata


Masio - Belveglio - Mombercelli - Vinchio - Incisa Scapaccino - Abbazia - Masio (Km 34)


Primi 30 chilometri dell'anno, faticosi e liberatori come ogni volta. L'uscita dal letargo invernale propone da sempre sensazioni contrastanti: da un lato il piacere di rimontare in bicicletta dopo tanto tempo, riscoprire la fluida scorrevolezza delle ruote sull'asfalto, riprendere contatto con una natura ancora scarna e addormentata come le gambe che timidamente vi si addentrano; dall'altro la banale e spietata realtà di una condizione fisica ai minimi termini che rende impervia qualunque rampetta sopra il 5% e infinito un normale rettilineo controvento.